Europa o no

Sogno da realizzare o incubo da cui uscire

 

Europa o no

Tanto l’euro quanto l’unificazione europea sono stati celebrati – come già fu per l’unificazione italiana – come ideali romantici, che non lasciavano spazio per un’analisi economica dei costi e dei benefici. Oggi, però, il “meraviglioso esperimento” di cui parlava Robert Schuman si è trasformato in un incubo: quella stessa Unione creata per favorire lo spirito europeo sta diventando una prigione, che istiga all’odio etnico e alimenta i peggiori stereotipi.

Alla visione dell’Europa come fine, Luigi Zingales contrappone una visione dell’Europa come mezzo per garantire la libertà, la pace, e la prosperità economica del continente. E in questa prospettiva analizza le attuali istituzioni europee, mantenendosi distante dall’europeismo fanatico come dall’antieuropeismo viscerale.

Il mercato unico ha beneficiato l’Europa facilitando la libera circolazione delle merci, dei capitali, e delle persone. Qualsiasi passo indietro su questo fronte sarebbe negativo. Ma la concezione centralista di Europa, che vuole imporre norme uguali per tutti da Helsinki a Malta rischia di trasformarsi in uno strumento di oppressione del Nord sul Sud.

L’Europa deve rimanere una comunità di stati indipendenti che imparano gli uni dagli altri: non uno stato unitario dove il Nord domina sul Sud. Per l’Italia, l’euro è stato molto utile a contenere l’inflazione e a ridurre in modo consistente gli interessi sul debito pubblico. Ma la classe politica ha sprecato i benefici di questa adesione.

La crisi strutturale in cui versa l’Italia non è colpa dell’euro né può essere risolta uscendone. L’euro, però, non può stare in piedi, nella forma in cui è stato disegnato.

In questo saggio Zingales indica le tre riforme indispensabili per la sopravvivenza della moneta unica e per evitare che l’Italia faccia la fine dell’Argentina, Europa o no.

 

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